sabato 5 dicembre 2015

Rino, lo stallone che non voleva più nessuno

Ancora una storia che ci piace leggere e raccontare: quella di Andrea Serritella e Rino, tutti e due di Salerno - anzi, ad essere precisi Rino è un rappresentante del cavallo Salernitano, che tanto successo ebbe anche come soggetto sportivo negli anni d'oro dell'equitazione italiana.
Andrea è laureto in Scienze dell'Alimentazione, Rino è figlio di Sultano delle Fiocche e insieme si sono esibiti anche all'ultima FieraCavalli di Verona: questa è la loro storia, buona lettura.

Rino e Andrea
Sono nato nel 1991 a Ricigliano, un piccolo paesino del salernitano. Sin da piccolo ho avuto una forte attaccamento alla natura ed agli animali, anche grazie a mio padre: ho cominciato ad avvicinarmi al mondo dell'equitazione a 13 anni montando proprio la sua cavalla. La decisione di acquistare un cavallo salernitano è nata perché sono sempre stato affascinato dalla grande storia equestre italiana, che narrava le grandi vittorie dei fratelli D’Inzeo e di tanti cavalli salernitani con cui avevano raggiunto grandi risultati. E in più si tratta di un cavallo appartenente alla mia stessa terra, e questo mi ha motivato ancora di più: senza contare che io ho una passione per l'Alta Scuola che proprio a Napoli ha avuto i primi importanti Maestri, che utilizzavano anche cavalli nati, allevati e selezionati qui per questo specifico lavoro.
La scelta di prendere proprio un cavallo Salernitano non è stata facile: molti mi sconsigliavano, ritenendo che per questo tipo di lavoro sarebbe stato preferibile un altro cavallo. Quando andai a vedere Rino mi dissero subito che aveva un brutto carattere, dovuto anche al fatto che veniva impiegato solamente come stallone: rischiava il macello, nessuno lo voleva più. Ma io lo vedevo da lontano: era una giornata con tanto sole, i raggi si riflettevano sul suo mantello lucentissimo, quasi dorato. Ho incrociato per un attimo i suoi occhi che erano cosi vivi, espressivi: non ci ho visto cattiveria ma solo l'espressione di chi si sente incompreso, un campione senza la possibilità di esprimere le sue potenzialità. Il pensiero che un essere così bello e nobile potesse finire al macello perché poco gestibile non ha fatto altro che aumentare il mio desiderio di averlo: e così dopo pochi giorni lo comprai.
I primi tempi furono difficili a causa del suo carattere ribelle e della mia esperienza limitata; ma con il tempo , la pazienza e soprattutto l'amore sono riuscito lentamente a fargli accettare di essere montato e a conquistare la sua fiducia. E' stato proprio grazie al suo caratteraccio che ho imparato il rispetto per il cavallo, in tanti si limitano a dire che è un animale metodico ma per me me è estremamente sensibile. Io in lui vedo un'anima, un sentimento, e secondo me è proprio la sua intelligenza a renderlo così unico e complicato.
Finché il mio comportamento era standardizzato su certi criteri e cercavo di dominarlo lui si imponeva con calci e sgroppate, diventava tutto una lotta: un giorno aveva la meglio il cavaliere, un giorno il cavallo ma non si usciva da quello schema. Poi sono riuscito a capire, e fargli capire, che dovevamo metterci fianco a fianco e guardare insieme nella stessa direzione, non sfidarci – e alla fine sono stati sempre i suoi occhi, come quando li ho visti la prima volta, che mi hanno fatto capire cosa dovevo fare.
Adesso tra di noi c’è un alchimia particolare: io conosco perfettamente lui e lui conosce perfettamente me, abito lontano e quando passiamo qualche settimana senza vederci appena mi sente corre da me e mi fa tantissime feste; anche durante il lavoro è tutto così bello, la sua voglia di lavorare e la sua calma sono impressionanti, sembra leggermi nel pensiero. Basta che io non lo annoi e lui mi dà anche l’anima.
Oggi sono fiero di aver girato l’Italia con il mio cavallo esibendomi con lui, e la partecipazione a FieraCavalli Verona per il secondo anno consecutivo mi inorgoglisce ancora di più: anche perché quest’anno ero l’unico a rappresentare la mia regione, la Campania, con un cavallo Salernitano e Rino era l’unico  presente in tutta la fiera.
Se sono riuscito a fare questo lo devo tutto a lui: mi ha fatto capire che non esiste un cavallo non adatto a fare qualcosa, ma che la sua pazienza e comprensione sono in grado di fare tutto. Mi ha insegnato il saper aspettare ed anche il saper chiedere ma anche lui è cambiato, e tanto. Da cavallo indomabile e cattivo che veniva considerato una volta è arrivato ad essere un cucciolone che cerca coccole e giochi con una dolcezza infinita.
Ora i tempi in cui le sgroppate ed i calci riempivano le giornate sono dimenticati, finalmente abbiamo formato un binomio in cui cavallo e cavaliere guardano nella stessa direzione, tanto da riuscire a lavorare perfino in libertà: senza alcuna costrizione.

Per saperne di più: il cavallo Salernitano
Le radici del Salernitano affondano in un terreno ricco. Lo stesso sul quale pascolavano le madri di Napolitani e Persano, che sicuramente vantano una bella partecipazione al patrimonio genetico dell'ultimo gioiello del nostro Sud: ma lui, il Salernitano, è un mezzosangue distinto che vede la luce attorno al 1924 per essere un buon cavallo sportivo.
La solita base di selezionate fattrici indigene viene sposata a riproduttori P.S.I. badando a selezionare cavalcabilità, elasticità, morfologia adatta a sostenere un impegno sportivo: ci voleva un cavallo che permettesse agli ottimi cavalieri italiani cresciuti nel Sistema Naturale di Equitazione di metterlo in pratica.
In pochi anni dagli allevamenti salernitani di Farina, Morese, Pastore, Conforti e tanti altri uscirono prodotti del calibro di Merano e Posillipo che sotto la sella di Raimondo D'Inzeo vinsero rispettivamente i mondiali del '56 e le Olimpiadi del '60 (entrambi figli di Ugolino da Siena, P.S.I., unico stallone insieme all'altro P.S.I. Furioso a poter vantare una figliolanza di tal successo), Fiorello, Lettera d'Amore e via elencando per arrivare sino ai più recenti campioni targati delle Fiocche.

mercoledì 2 dicembre 2015

Buon Natale!

https://www.youtube.com/watch?v=Vu3mJp-Nvt8
Auguri di Natale con questo video!

sabato 7 novembre 2015

Buca anomala: gravi due fantini

(Fotogramma) 
Tutta colpa delle vespe che, come squadre di minatori, l’anno scorso hanno scavato un nido per terra in mezzo alla pista di allenamento dei cavalli al galoppo di Trenno. Chi pensa di essere sfortunato nella vita, ha da mettersi in fila dietro il 29enne fantino Gregorio Arena e la 52enne cavallerizza inglese Paula Angel Terase: primatisti del mondo della catena di incredibili coincidenze nefaste che all’alba dello scorso 8 settembre li ha scaraventati in coma, sbalzandoli rovinosamente dai loro purosangue caduti - a distanza di tre quarti d’ora l’una dall’altro - nella stessa buca di impensabili misure (circa 40 centimetri di larghezza per 20 di profondità a pochi metri dalla torretta del traguardo) e di surreale origine. Nell’immediatezza della tragedia - per fortuna parzialmente rientrata nelle sue conseguenze ora che i due feriti sono nel frattempo usciti dal coma, l’uomo in graduale ripresa delle proprie funzionalità e la donna (all’inizio in condizioni più gravi) in lento miglioramento -, le indagini della Squadra Mobile avevano vagliato le ipotesi più disparate: l’atto doloso di un pazzo delle piste? Un ricatto sotto forma di messaggio interno all’ambiente ma mal tarato nella misura? L’incuria nella manutenzione ordinaria delle piste, che la società proprietaria Snai assicurava di rizollare il pomeriggio prima di ogni allenamento?
La consulenza tecnica, affidata dal pm Fabio De Pasquale all’archeologo forense Domenic Salsarola, adesso offre invece una risposta-choc, che, se il contesto non fosse quello di un dramma, sarebbe persino umoristica: a scavare le buche sono state le vespe. In che senso? Letterale. La «vespula germanica» è un tipo di vespa che, in colonie di migliaia di «operaie» e anche più di una sola «regina», costruisce il proprio nido in luoghi riparati dentro edifici oppure, appunto, nel terreno: autentiche architetture di cellette su cellette, che possono appunto determinare lo scavo di buche delle dimensioni e della morfologia di quella di San Siro, talmente squadrata che all’inizio molti avevano pensato non potesse che essere stata realizzata dalla pala di un uomo. Il ritrovamento di larve morte ha permesso alla consulenza di «datare» la buca: risale non a quest’anno, ma alla stagione scorsa. E sarebbe dunque rimasta invisibile a occhio nudo perché, sopra il vuoto, coperta dal ricrescere di un velo d’erba.
Se queste conclusioni della consulenza tecnica non dovessero trovare smentite in altri elementi d’indagine, ampi sarebbero i margini per una causa civile per il risarcimento dei danni, ma incerti si farebbero i confini del trattamento penale di questa vicenda. I due fantini, infatti, al momento non risultano aver sporto querela, senza la quale una ipotesi di lesioni colpose non è procedibile, salvo vi sia stata la violazione di una norma specifica della legislazione antinfortunistica (ma questo non è il caso del caschetto mancante o dell’apparecchiatura non protetta). Se mai, è possibile che gli inquirenti differenzino la valutazione del primo incidente dal secondo; e esaminino se possano essere individuate responsabilità nel fatto che, una volta verificatasi la prima grave caduta (dopo la quale tutti gli operatori e i tecnici presenti non si erano accorti della buca invisibile ma avevano avuto l’impressione che il cavallo fosse scivolato da solo), gli allenamenti non siano stati comunque precauzionalmente interrotti.

giovedì 5 novembre 2015

Furto a Fieracavalli

Verona, novembre 2015 - Fieracavalli comincia male  per Thomas Saddlery, azienda di Foiano della Chiana (Arezzo) il cui stand veronese questa notte è stata vittima di un furto in grande stile: 35 selle Equipe e tre bauli di finimenti assortiti della stessa azienda, che evidentemente i ladri avevano le idee chiare (o una wish list molto precisa).
Danni tra i 150.000 e 200.000 euro così a occhio e croce: cose che succedono spesso, troppo spesso.
La domanda che gira tra gli espositori è: chi sarà il prossimo?
Specifichiamo che informazioni e dati che vi abbiamo riferito ci sono stati comunicati dalla proprietà dell'azienda, e ricordiamo che l'incauto acquisto è un reato.

sabato 31 ottobre 2015

Cavalli abbandonati dopo la morte della padrona: interviene al forestale


La guardia forestale è intervenuta per compiere il sequestro, per maltrattamenti, di nove cavalli a Rignano sull’Arno, nella provincia di Firenze.
Il corpo della forestale è intervenuto data una segnalazione dell’associazione Italian Horse Protection (IHP) poiché era stata trovata una cavalla agonizzante e altri cavalli in condizioni pietose, senza acqua e cibo a sufficienza.
I nove cavalli appartenevano a una donna deceduta in luglio e l’IHP ha prestato i primi soccorsi ai poveri animali.
L’associazione ha dato le prime cure e ha fatto recapitare una fornitura di fieno.
Con l’aiuto del Comune di Rignano e dei volontari della Vigilanza Antincendi Boschivi i cavalli hanno avuto acqua in abbondanza.
La forestale, insieme alla Procura, svolge accertamenti per stabilire le responsabilità e chi doveva prendersi cura degli animali e non ha adempiuto al proprio compito.
I nove cavalli sono sopravvissuti, fino a oggi da luglio, grazie a delle persone che volontariamente gli hanno dato fieno e acqua anche se non in maniera appropriata.

Sanremo: spostati al Campo Ippico cinque cavalli


Sono stati spostati al Campo Ippico del Solaro i cinque cavalli del Parco Naturale San Romolo/Monte Bignone. Un trasferimento poco più di due mesi che peserà sulle casse comunale per 8.469,76 euro relativi al servizio di alloggiamento dei cinque cavalli. Una spesa alta, ma a questo punto inevitabile, vista l'impossibilità dell'Amministrazione comunale di gestire direttamente gli animali che sono stati trasferiti il 23 ottobre, e che resteranno presso il Campo Ippico del Solaro fino al 31 dicembre.
Una vicenda, quella del maneggio di San Romolo, che sta pesando fortemente sulle tasche comunali, soprattutto da quando l'azienda monegasca ‘Leoni Ludovica’, che si era aggiudicata il servizio di gestione del maneggio e delle escursioni a cavallo nel Parco Naturale di San Romolo-Monte Bignone nell’entroterra di Sanremo per 12 anni, ha abbandonato la struttura.
L'Amministrazione si è così fatta carico dei cinque cavalli presenti, provvedendo al trasferimento presso il Campo Ippico del Solaro dove non è escluso si possano svolgere le stesse attività che erano state previste per il maneggio della frazione dell'entroterra, al di fuori delle normali gare ed allenamenti che vengono svolti. Questo, però, resta ancora da valutare, per ora i cavalli resteranno al Campo Ippico, in attesa che venga presa una decisione in merito all'utilizzo della struttura, soprattutto nello sviluppo dell'entroterra dal punto di vista sportivo.

mercoledì 28 ottobre 2015

La Collina dei Cavalli ha bisogno di aiuto

La Collina dei Cavalli di Angelo Faletta, quello che doveva essere il primo parco equino d’Italia arranca per la mancanza di fondi e ha meno cavalli di quanti vorrebbe ospitarne.
Nel parco di 12 ettari di terreno in Emilia Romagna sono passati una trentina di cavalli che hanno vissuto liberi, senza essere sellati, ritrovando una nuova vita dopo anni di corse o anche maltrattamenti.
Tra gli ospiti c’è Sirio, purosangue argentino di colore bianco portato alla Collina dei Cavalli dalle pampas; c’è Mary, col fianco maculato di grigio, che, essendo stata investita da un’automobile che le causò una lesione al bacino, doveva essere soppressa ma ha trovato nuova vita nel parco dando anche alla luce un puledro.
Il parco ospita anche un ex trottatore che non ha più potuto gareggiare in seguito a un’infezione e un’asina destinata al macello che ha compiuto 30 anni.
Il mantenimento di questi animale è, però, molto costoso e adesso la Collina ospita solo sei esemplari a carico di Faletta e della sua famiglia.
Inizialmente il proprietario chiedeva una donazione di 5.000 euro per ogni esemplare così da sostenere una parte delle spese. I cinquemila euro sarebbero stati la somma pari alla spesa di mantenimento per un cavallo per circa tre anni, attesa di vita media dei cavalli portati alla Collina. Poiché i cavalli stanno bene nel parco, la loro aspettativa di vita si allunga di molto, anche di 10 anni.
In sintesi, la famiglia paga tutte le spese e quindi la Collina dei Cavalli non può accettare altri animali, anche se potrebbe.
Le richieste sono tantissime e il proprietario sostiene che se si trovasse l’appoggio di enti pubblici o di sponsor privati, la collina sarebbe in grado di accogliere molti più animali poiché molti in Italia sono quelli che vogliono regalare ai propri amici animali una seconda vita e non sono tutti in grado di mantenerli fino alla morte naturale
Secondo Faletta l’Italia avrebbe la necessità di un parco equino, di una riserva protetta, dove poter dare ai cavalli la loro libertà.
Per maggiori informazioni su “La Collina dei Cavalli” segui il link: http://www.animali.net/la-collina-dei-cavalli-il-primo-parco-equino-d-italia